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l’eterno ritorno di Demetra/Persefone nella dimora del cuore
In alcune fasi esistenziali in cui ci si sente prossimi ai temi della rinascita e/o della nascita di nuovi progetti e/o del risveglio di energie latenti, il mito di Demetra/Kore/Persefone si riverbera dentro di noi, lasciando che una molteplicità di raggi variopinti si sprigionino da una matrice unitaria rappresentata dall’inconscio collettivo, laddove dimorano le “inesauribili energie cosmiche” che vengono menzionate da Campbell nella meravigliosa opera L’eroe dai mille volti:
“…Né sarebbe esagerato affermare che le inesauribili energie del cosmo si manifestano nella cultura umana proprio attraverso il mito. Le religioni, la filosofia, le arti, le forme sociali dell’uomo primitivo e storico, le scoperte scientifiche e tecnologiche, i sogni stessi che popolano il sonno, scaturiscono tutti indistintamente dalla fonte magica del mito.”
(Campbell 2008, pag. 11)
La storia di Persefone narra la trasformazione di Kore, l’ingenua fanciulla che in seguito al rapimento da parte di Ade, il dio degli Inferi[1] stregato dalla sua bellezza, viene allontanata dall’amata madre Demetra, la quale disperata e accecata dallo spirito di vendetta contro Zeus, provoca sulla terra un lungo e gelido Inverno, minacciando di non far tornare la Primavera finché la sua amata figlia non sarà liberata.
Il dio dell’Olimpo per fronteggiare tale calamità, acconsente di far ritornare Kore divenuta ormai Persefone sulla superficie della Terra per ricongiungersi a sua madre i sei mesi più caldi all’anno (la data di inizio di tale ricongiungimento corrisponde all’incipit primaverile), lasciando che la stessa scenda ad inferos i restanti sei mesi più freddi. Persefone transitando dagli inferi alla superficie della terra e viceversa, si ritrova a vivere tra due mondi; in tale dimensione di “passaggio”, viene a delinearsi il ciclo delle stagioni.
Pur prestandosi a svariegate letture, il mito di Demetra/Kore/Persefone rappresenta un momento specifico dell’evoluzione femminile che ogni donna compie per emanciparsi dal legame di attaccamento alla figura materna, affinchè possa accedere ad una configurazione di femminilità più evoluta ed indipendente[2].
La separazione dalla madre ha permesso a Persefone di ritrovare Demetra e di relazionarsi con lei dopo la maturazione di significative esperienze di vita; si è andato così compiendo il suo iter di crescita da puella a donna. La giovane Kore che raccoglie e ammira i fiori nel giardino della madre prima di essere rapita dal dio Ade, non ha ancora attraversato il processo di emancipazione e non ha esperito quei vissuti simbolici che sottendono l’incontro con l’altro (la dimensione maschile) e/o con il diverso (la dimensione esterna al nucleo familiare), i quali le permetterebbero di integrare delle nuove esperienze di crescita.
Persefone, può essere riconosciuta come la personificazione della energia vitale che si “espande e si dilata”; in virtù di ciò è necessario che scenda nel regno dei morti, per alimentare una “nuova Primavera” dalla profondità della terra. Il ritorno ciclico di Persefone è simbolicamente legato al rinnovamento della vita.
Il mito può essere ulteriormente approfondito nell’ambito di una lettura simbolica di taluni disturbi psicosomatici femminili, laddove il soma è collegato ai cicli della natura e la psiche al disagio psichico delle due protagoniste nonché al suo superamento. In particolare, l’angoscia e il disagio psichico di Demetra causati dall’allontamento forzato di sua figlia, si riflettono in una vera e propria sofferenza somatica, che si esprime sotto forma di indotta interruzione della fertilità della natura.
Il ritorno di Persefone coincide con la rigenerazione stagionale della natura dal punto di vista dei processi fisiologici; nella prospettiva psichica si declina in una vera e propria guarigione emotiva che attraversa il lutto, la separazione e la riconciliazione.
Il legame con la propria madre a volte può divenire totalizzante sia nelle sue accezioni più positive che in quelle più negative, impedendo alla bambina/adolescente/giovane adulta/donna di individuarsi nelle proprie specifiche configurazioni identitarie.
Il maternage che si auspica almeno inizialmente possa essere sano e funzionale, in talune circostanze purtroppo può trasformarsi in un labirinto di condizionamenti psicologici ed affettivi coercitivi ed invalidanti.
Nei casi in cui la simbiosi divenga totalizzante, si verifica che la figlia si identifichi completamente nella figura materna e/o che quest’ultima condizioni la libertà espressiva della figlia, investendo in modo prorompente le proprie aspettative narcisistiche nella stessa.
Tali forme simbiotiche vengono magistralmente comunicate dall’arte greca la quale rappresenta l’unione di Demetra e di Persefone ricorrendo a degli attributi praticamente identici[1]. In numerose raffigurazioni in cui compaiono insieme (accompagnate anche da Trittolemo signore di Eleusi[2]), le due divinità del grano non sembrano infatti distinguibili!
A tal proposito, Dieckmann (1991/1993, pag. 96) riporta le riflessioni di Frazer (1922) il quale ritiene che “l’identità di madre e di figlia personifichi il grano nella sua doppia configurazione: Demetra rappresenti le spighe mature dell’anno e Persefone il grano per la semina della primavera successiva”.
La profondità della terra secondo alcune interpretazioni viene associata alla profondità del cuore degli esseri umani. Persefone diviene dunque la rappresentazione di una sorta di élan vital che entrando in coniunctio con il cuore, può rinvigorirsi e riemergere sotto forma di nuove modalità espressive, alimentando il simbolico risveglio primaverile.
A tal proposito, gli studiosi e gli appassionati della teoria dei chakra, possono ritrovare delle interessanti connessioni con l’anahāta chakra, il chakra del cuore, che funge da liaison tra i centri energetici inferiori e quelli superiori, consentendo il passaggio e la trasformazione creativa di energie latenti e/o scomotizzate.
Nel ciclo di conferenze sul Kuṇḍalinī Yoga condotte nel 1932, Jung affermò che nel chakra del cuore il Sé, “il centro assoluto, la sostanza a cui la vita inerisce”, inizia ad individuarsi (Jung 1932, pag. 86, pag. 130 ); in esso “si scorge l’ātman” (pag. 122), e si intuisce di essere l’espressione di una energia più vasta e omnicomprensiva[3]. L’anahāta chakra simboleggia inoltre anche la vita creativa: “il potere di insight è al centro, nel triangolo d’oro. …una realtà di sangue viene dall’esterno e tenta di aprirsi la strada verso l’interno e di armonizzare esterno e interno”. (Jung 1932, pag. 145)
La mitologia, come scrive Kerényi (in Jung e Kerényi, 1972, pag. 17) è capace di “continuare a cantare anche dopo la morte di Orfeo”.
Il mito di Demetra/Kore/Persefone prendendo dimora nel chakra del cuore, continua a riecheggiare dentro di noi; liberando il proprio potenziale creativo, ci invita potenzialmente e creativamente a riviverlo in quelle peculiari e affascinanti fasi di rinascita e di risveglio che non possono essere disgiunte dall’immersione ad inferos; tale “immersione” è necessaria per alimentare la circolarità dello spazio-tempo dell’anima!
Hari Om Tat Sat!
Serene riflessioni, Gaia
Bibliografia
Campbell J., (2008), L’eroe dai mille volti, Lindau, Torino, 2012.
Dieckmann H., (1991), I Complessi, Diagnosi e Terapia in psicologia analitica, Casa Editrice Astrolabio, Roma, 1993.
Frazer J.G., (1922), Il ramo d’oro, Bollati Boringhieri Editore, Torino, 1965.
Gimbutas M., (1999), Le dee viventi, Edizioni Medusa, Milano, 2024.
Jung C.G., (1932), La psicologia del Kundalini Yoga, Seminario tenuto nel 1932, Bollati Boringhieri, Torino, 2004.
Jung C.G. e Kerényi K., (1972), Prolegomeni allo studio scientifico della mitologia, Bollati Boringhieri, Torino, 2012.
Porcari M., Toson R., Wuehl M., La clinica nel mito, La Biblioteca di Vivarium, Milano, 2023.

[1] Ade, anche dio del regno dei morti e delle ricchezze sotterranee, è figlio di Crono e di Rea nonchè fratello di Zeus e Poseidone. Zeus aveva acconsentito al rapimento di Kore, alimentando sofferenza e spirito di vendetta nella sorella Demetra.
[2] Interessanti riflessioni sono espresse a tal proposito dalla dottoressa Porcari nel libro La clinica del Mito, (Porcari, Toson, Wuehl, 2023, pag. 57-60).
[3] Tale riflessione sull’arte greca è stata riportata da Dieckmann (1991/1993, pag. 96) oltre ad essere sottolineata anche da Gimbutas (1999, pag. 225).
[4] Per l’ospitalità ricevuta a Eleusi Demetra donò a Trittolemo un carro tirato da draghi alati, con cui doveva percorrere il mondo seminando il grano.
[5] Trovo inoltre molto interessante l’affermazione di Jung secondo il quale la rappresenti “la forza, l’efficacia e la leggerezza della sostanza psichica, pensiero e sentimento”. Jung la considera “un simbolo del fattore psicogeno”, sottolineando come anche la mente sia inafferrabile e non così facilmente incapsulabile in una definizione certa (Jung 1932, pag. 98). “…in anahāta c’è un nuovo elemento l’aria e non più la materia grossolana. Il cuore appartiene al sentimento e l’aria al pensiero. E’ l’entità fatta di respiro e per questo motivo si sono sempre identificati con il cuore l’anima e il pensiero” (Jung 1932, pag. 90).
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